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Europa: crisi economica e ...di identità

Studio sulle misure prese da alcuni Paesi dell’Unione europea per fronteggiare la crisi.

DEBITO/PIL dei MAGGIORI PAESI UE (dati trimestrali)

Periodo

UE 27

UE 17 (Euro)

Germania

Italia

Spagna

Francia

GB

2009 Q4

74,7

79,9

74,4

116

53,9

79,2

69,3

2010 Q1

76,5

81,6

74,6

118,1

55,7

81,3

72,8

2010 Q2

78,5

82,9

75,4

119

57,8

83,7

75,4

2010 Q3

78,3

83

75,6

119,5

58,8

81,9

78

2010 Q4

80

85,3

83

118,6

61,2

82,3

79,4

2011 Q1

80,4

86,2

82

119,5

64,7

84,3

79,8

2011 Q2

81,2

87,1

81,8

120,9

66,1

86

83

2011 Q3

81,4

86,8

81,6

119,2

66

85,3

83,9

2011 Q4

82,5

87,3

81,2

120,1

68,5

86

85,3

2012 Q1

83,4

88,2

81,6

123,3

72,1

89,2

86,4

Fonte: Eurostat (dati al 27 luglio 2012)/ Note di aggiornamento MAE_Banca d'Italia, ottobre 2012

E’ già da qualche anno che, all’interno dell’Europa, circola e ormai sembra quasi avere diritto di cittadinanza, tanto si allunga e allarga questa sua permanenza, una crisi che da economica sta diventando, sotto certi aspetti e concretamente, anche esistenziale.

Viene spontaneo chiedersi: ma l’Europa che volevamo era questa?

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Perché la Grecia, la Spagna, non ultima l’Italia e così via, si trovano ad affrontare una crisi senza precedenti, ed altri Paesi come la Germania e la Francia sono in grado di controllare, anche se nemmeno loro restano immuni dal virus, questa crisi che rischia, oltre che il dissesto economico, anche di minare i rapporti tra gli Stati membri?

I vertici stessi di Bruxelles, in continuo fermento, cercano, varando provvedimenti anticrisi, di arginare un fenomeno che potrebbe innescare

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processo di depressione finanziaria andando ad alterare l’equilibrio, già fin troppo discusso, dell’intera Europa.

I Paesi più colpiti cercano di correre ai ripari con interventi di vario genere che, il più delle volte, si concretizzano in provvedimenti indirizzati verso una revisione drastica della spesa pubblica.

Tuttavia, anche se tali manovre impostate sull’austerità sono sorrette e spinte da necessità contingenti, spesso producono un effetto degradante sul funzionamento delle organizzazioni; quasi sempre, comunque, producono una prospettiva di lavoro ostile e penalizzante nei confronti del lavoratore.

E’ in questo contesto, comune nella sostanza ma diverse le organizzazioni, le strutture amministrative, sociali e legislative, le sfide economiche che ogni Stato membro affronta - e quindi di difficile comparazione -, che l’Aran ha voluto intavolare uno studio-dibattito con gli altri Paesi dell’UE, condividendo le conoscenze sulla riduzione e/o il blocco della retribuzione, il ridimensionamento della forza lavoro e la gestione delle risorse umane.

Tutto questo per cercare di agevolare il discorso politico sulla ricerca di un comune denominatore da cui partire per rimettere in moto quel meccanismo virtuoso che faccia ripartire in questa vecchia- giovane Europa quella crescita che ne ha, in tempi migliori di questi, decretato la nascita.

In allegato, a seguire, le schede, frutto di questo studio iniziato pochi mesi fa e destinato, con il contributo degli enti interessati, a continuare, crescere e migliorare per fornire in ogni occasione risposte concrete a problematiche contingenti.

 

REPUBBLICA CECA

INGHILTERRA

FINLANDIA

GERMANIA

SVEZIA

SPAGNA,CIPRO,LITUANIA,ESTONIA,DANIMARCA

FRANCIA

 

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