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Intervista al capo unità della direzione generale Occupazione, Affari Sociali e Inclusione della Commissione Europea, Philippe Hatt.

L'uomo progetta il futuro, il lavoro lo costruisce

Dopo un lungo accordo della diplomazia italiana e l’estenuante maratona negoziale è stato raggiunto l’accordo sul bilancio europeo 2014-2020. Quali potrebbero essere, secondo lei, le ripercussioni sull’economia italiana?

Per prima cosa dobbiamo premettere la misura del problema, che è la seguente: il budget della comunità è pari, all’incirca, all´1% del PIL dell’Europa delle Comunità.

La discussione tra il Parlamento e il Consiglio dei Ministri avviene su circa il 10% della proposta budgetaria, pari all’1 per mille del PIL complessivo; quindi, si discute di una somma di denaro relativamente esigua. Che cosa é stato fatto finora? Approvata dal Consiglio una versione rivista, proposta inizialmente dalla Commissione, la palla passa ora al Parlamento che, in conformitá con il Trattato di Lisbona, dovrà approvare, in toto, in parte o rigettare la proposta del Consiglio. In ogni caso il Parlamento, adesso, ha la possibilità di discutere con il Consiglio dei Ministri e raggiungere un accordo, probabilmente, già in questo mese. In conclusione, l’1 per mille è importante per l’economia europea o italiana? No. Credo non sia fondamentale per nessuno dei due.

Ma quale è l’obiettivo? Fare qualcosa per i fondi strutturali, visto che sono essenziali per la crescita, lo sviluppo e la competitività dell´Europa.

In realtà, se noi facessimo qualcosa per i fondi strutturali in alcuni Paesi membri, principalmente in quelli dell’Europa Centrale e Orientale, ciò potrebbe anche avere ripercussioni in altri Stati membri, per via delle possibilità di creare infrastrutture quali: autostrade in Romania, Ungheria e Bulgaria, che potrebbero essere costruite da imprese italiane, francesi o tedesche.

Come si intende avvicinare il mondo dell'università al mondo del lavoro? La Commissione sta pensando a iniziative volte ad agevolare l'accesso alle strutture di istruzione per le realtà di business? Ad esempio creare piattaforme di sourcing diretto per le industrie presso le università?

Anzitutto va premesso che riguardo i giovani c’è già in cantiere un’iniziativa portata avanti dal Consiglio dei Ministri, avviata a suo tempo, nella sua fase iniziale, dalla Commissione e in particolar modo dal Presidente Barroso.

Noi diamo una grossa rilevanza a quello che dobbiamo fare per i giovani, specialmente riguardo l’istruzione, perché vogliamo che questi siano i più istruiti nel mondo. Tuttavia i ragazzi non hanno lavoro, per cui, il nocciolo della questione è rappresentato, in dirittura d’arrivo, dalla difficoltà nel creare i presupposti per poter coniugare in modo equilibrato offerta e domanda di lavoro.

Il problema si presenta a livello europeo ma, nei singoli Paesi, i politici – questo è ovvio ­- con le università, dovrebbero esaminare i mezzi per trovare la soluzione adatta e bilanciata quel tanto da poter avviare i nostri giovani al lavoro. Questo è in cima alla lista delle prioritá che affronteremo nei nuovi programmi operativi, specialmente quelli del fondo sociale europeo. Abbiamo un obiettivo straordinario riguardo l’istruzione ed in particolare modo l’investimento sul capitale umano. Stiamo lavorando affinché le persone vengano indirizzate verso forme

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di istruzione che diano risposte positive e concrete alla richiesta del mercato lavorativo.

Oggi il primo problema che i giovani si trovano ad affrontare, privi di qualsiasi mezzo di difesa, è naturalmente la crisi . Questo è’ vero, ma non bisogna dimenticarci che subito dopo viene il bisogno e la necessità di un’ istruzione che talvolta non cammina di pari passo con le richieste di mercato.

Quale è il giudizio della Commissione Europea sui meccanismi di contrattazione? Quali pratiche di contrattazione funzionano meglio?

Mi piace rappresentare il problema della contrattazione con l’esempio seguente: immaginiamo che nel Nord Europa ci sia una fabbrica. L´imprenditore procede ad assumere in quanto ha bisogno di lavoro. Quando impiega, non investe solo sulla persona soggetto di diritti, ma anche su un capitale umano formato per rispondere alle sfide di mercato.

Nei Paesi membri del Sud Europa specialmente Francia, Spagna e Italia, invece, esiste una complessa normativa che regola il mercato del lavoro, per la quale è più difficile venir meno al fattore produttivo Lavoro, anche quando lo stesso Lavoro garantito manca di alcune di quelle competenze e qualifiche necessarie per rispondere efficacemente alle sfide poste dalla globalizzazione. Ecco quindi perché le industrie non assumono personale. Si rende necessaria quindi una formazione professionale specifica, mirata al raggiungimento di una preparazione in grado di rispondere con successo alle competizioni lanciate dai mercati. Learning and Training for Working.

Nel Nord Europa, infatti, esiste una garanzia del Lavoro come Investimento sul Lavoratore, come un fattore capitale per la crescita e il progresso, in un´ottica di formazione e sviluppo delle sue competenze professionali. Noi siamo a favore della liberalizzazione e questa deve andare a stretto contatto di gomito con una politica di formazione ed adeguamento dei soggetti operanti nel mercato del lavoro, al fine di rispondere adeguatamente alle sfide della competitivitá, qualitá e successo.

La riorganizzazione e la semplificazione della pubblica amministrazione, il taglio alla sua spesa, o al suo plus, sembra l’unica terapia prescrivibile per il risanamento

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del bilancio. La sua formazione culturale, la sua scienza e coscienza , la porterebbero a seguire questa via o percorsi alternativi, meno dolenti e aggressivi?

Questo è ciò che avviene nel presente, perché tagliare è sicuramente la strada più breve e semplice. Attualmente, a causa della crisi, tutti dicono di tagliare i costi, ed è corretto: in tempo di crisi è la prima cosa da fare. Tuttavia dobbiamo anche tener presente che è necessaria una buona amministrazione. Ne abbiamo discusso in questi giorni (in Formez) e credo che questo tipo di gestione dovrebbe essere molto vicina anche ai bisogni dei cittadini, del mercato del lavoro e di ogni altro possibile mercato. In questo momento dobbiamo fare in modo di non duplicare o complicare le cose ed in questo c’è ancora tanto da fare, specialmente nei paesi del Sud Europa.

Stiamo assistendo da tempo ad un fase inquietante di recessione progressiva riguardo l’occupazione giovanile. Può, questo germe che sta deteriorando le prime leve e con esse le fondamenta stesse del sistema lavoro, determinare la caduta irreversibile dei suoi derivati quali pensioni, pubblici servizi e qualità della vita in genere, nella sua visione più ampia?

Il problema giovanile è ben presente in tutta Europa e, soprattutto gli Stati membri del sud europeo, hanno avuto più di una difficoltà. Il mercato del lavoro non lievita, non si espande. Perché abbiamo questo problema? Dipende dai molti costi che possediamo. Non dobbiamo dimenticarci che in Europa non si investe come in altri Stati terzi. Per esempio i giovani sono ben preparati, seguono l’università a lungo, il che è una buona cosa, ma che ci costa molto. Poi ci sono le pensioni, e questo è un altro problema. Le pensioni in certi Paesi sono basse, ma bisogna anche dire che i lavoratori vanno in pensione molto giovani (in alcuni casi 55 anni) rispetto a popoli come il Giappone o gli USA, dove si lavora fino a 70 anni; e in questo contesto non sto citando nazioni come la Cina, quelli cioè non così sviluppati come l’ Europa. Qui sta il problema: i costi delle pensioni sono troppo alti e ciò sta creando difficoltà in tutto il mondo. Non è giusto dire che se le persone restano a lavorare più a lungo, ciò crea problemi alle giovani generazioni. E’ sbagliato. Quello che è vero, invece, è che il costo dell’intero sistema è troppo alto e questo sta mettendo a repentaglio l’espansione dell’intero mercato europeo. Non riusciamo ad espanderci a causa dei troppi costi obbligatori.

Come giudica l’operato delle Autorità italiane in tema di occupazione, affari sociali e inclusione?

Sono stato responsabile dell’Italia dal 2007 al 2009. In realtà le cose funzionavano bene ed il programma è stato ben sviluppato. Naturalmente i problemi, in generale, ci sono; non perché l’Amministrazione non fa il proprio dovere, bensì per via del fatto che è tutto molto “pesante”. Questa è la realtà. Avremmo dovuto cambiarla da tempo. Non è un problema di Amministrazione, ma un problema che investe tutta la società. Dobbiamo guardare avanti ed avere più fiducia nel nostro mercato. Quando questo sarà più liberale ci saranno naturalmente più possibilità di lavoro e certamente la gente potrà consumare di più, pagare meglio le tasse ecc. Non possiamo solamente giudicare il lavoro delle nostre amministrazioni, sta al mercato cambiare o essere cambiato, e da quel momento poi, cambiare la nostra Amministrazione.

In seguito al processo di allargamento europeo, la libera circolazione dei lavoratori ha prodotto costi economici e sociali nei Paesi ospitanti?

Ciò che abbiamo notato negli Stati membri è che, la gente che voleva immigrare, lo ha già fatto da molto tempo. In Spagna o in Italia sono immigrati parecchi romeni e bulgari. C’erano delle restrizioni che sono state, anche in questo 2013, man mano ridotte. Non dobbiamo dimenticare però - e questo è un punto generale sul mercato del lavoro - che in un dato Stato membro, come l’Italia o qualche altro, si bruciano grandi possibilità di lavoro (es. telefonista). Forse il problema nasce dalla ragione che determinati tipi di lavoro sono giudicati, da italiani, francesi e tedeschi, non troppo appetibili, ed ecco perché le aziende si servono di manodopera proveniente da altre nazioni.

Non fanno determinati tipi di lavoro perché trovano altre fonti di guadagno o contano di poter avere accesso ad un sussidio di disoccupazione. In realtà, il sistema di protezione dei lavoratori è ben fatto, ma ciò significa che, per alcune professioni, le aziende devono ricorrere all’estero. Questa è la realtà che dobbiamo guardare in faccia e con la quale dobbiamo fare i conti. La società ne risente in maniera negativa dovendo assommare ai costi generati dalla normale amministrazione, anche le spese passive straordinarie da sopportare per disoccupazione, pensionamento ed altri derivati. Tutto ciò crea enormi problemi al mercato del lavoro e va a compromettere in modo consistente la crescita economica.

Anna Maria Travagliati

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