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Intervista al consigliere del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), Antonello Pezzini.

Questa è ancora l’Italia? La terra dei sorrisi, del sole e della bellezza?

 

In ogni programma europeo, l'analisi e la condivisione di buone pratiche è guardata con interesse e vista come un valido supporto alla risposta dei vari problemi che attualmente investono, anche se in misura diversa, i Paesi comunitari. Pensa che l'esportazione applicativa di questa pratica trovi "diritto di cittadinanza" in tutti gli stati dell'Unione e che questa sia, se non il rimedio assoluto, almeno un aiuto valido ed efficace? Se si, può tranquillizzarci con qualche esempio di buona riuscita?

Si, sono convinto che le buone pratiche siano molto importanti perché servono a capire come realizzare, in concreto, il contenuto del Programma europeo. Molti esempi possono essere individuati nei programmi energetici: efficienza e sviluppo delle energie rinnovabili. I Comuni virtuosi italiani, cioè quei comuni che hanno una produzione di rinnovabili che supera il fabbisogno energetico totale, rappresentano un esempio concreto, perché la loro capacità di produrre energia verde, è molto utile per gli altri comuni.

Guardando alla programmazione dei fondi strutturali europei 2014 - 2020 e considerando che l'Italia ha sempre utilizzato poco e male questo genere di risorse, vista l'urgenza primaria di rilanciare sviluppo e coesione del Paese, Lei su quali progetti punterebbe e come, per renderne l'azione operativa dinamica e incisiva?

Punterei su alcuni temi molto importanti per la società e per l’economia:

- intervenire nel degrado del territorio, soprattutto nel Sud, per prevenire le catastrofi dovute a incuria;

- intervenire massicciamente nelle condutture d’acqua, soprattutto nel Sud, per eliminare le grosse perdite;

- investire nei processi del “riciclaggio”, quindi della raccolta differenziata;

- investire nel risparmio, nell’efficienza energetica e nello sviluppo delle rinnovabili;

- potenzierei le ESCo (Energy Service Company), attraverso finanziamenti e fondi rotativi;

- creerei una nuova Artigiancassa, che ha fatto nascere e crescere l’imprenditorialità in Italia;

- darei più aiuti alla nascita di nuova imprenditorialità diffusa nel territorio.

Il mese in corso ha visto il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) approvare la proposta della Commissione per l'istituzione di una rete europea di servizi pubblici per l'impiego (SPI). Secondo Lei quest'iniziativa risulterà risolutiva e sola, o sarà il punto di partenza destinato, con l'ausilio a seguire di altri interventi mirati, a favorire l'incontro domanda-offerta sul mercato del lavoro?

Deve essere un punto di partenza, dal quale devono nascere iniziative, mirate a rendere unico il mercato del lavoro

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in Europa, con un collegamento stretto con la formazione professionale, in vista della diffusione della Flessecurity, come strumento che può e deve garantire un lavoro e non un posto di lavoro.

Quanto risulta importante l'Italia per l'Europa e quale è, ora, all'interno di questa, il suo peso politico, ponendo quali termini di valutazione la posizione geografica, lo stato di salute economico, il grado di preparazione culturale e la cultura europeista acquisita e metabolizzata dai cittadini?

Il peso dell’Italia in Europa è, oggi, molto limitato. Il conflitto permanente nei nostri partiti politici, l’eccessivo numero di parlamentari (la Germania ha 69 senatori!) danno l’idea di un Italia tesa più alla ricerca di una propria autoreferenza politica e sociale, che l’immagine di una democrazia matura, capace di gestire i veloci cambiamenti della storia nella quale siamo immersi. La stessa tradizionale cultura europeista è messa a dura prova da una classe politica che, per giustificare la propria incapacità, imputa all’Europa le cause delle difficoltà.

Il Comitato Economico e Sociale ha realizzato, per l'anno 2013, un kit didattico dedicato all'Anno europeo dei cittadini. Lei, in qualità di membro interno alla Commissione occupazione, affari sociali e cittadinanza del CESE, quale ritiene possa e debba essere, per l'anno in corso, l'obiettivo cardine a cui guardare con maggiore interesse?

Far crescere culturalmente i cittadini italiani ed europei. Il cammino difficile della democrazia può solo essere sostenuto da una solida base culturale, che sappia privilegiare i doveri sui diritti. Il rispetto dei doveri è l’elemento fondante della democrazia, perché porta il cittadino a rispettare gli altri e a evitare le tensioni e i soprusi, che sono diversamente più forti e devastanti dei diritti.

Considerato che la spesa pubblica per beni, lavori e servizi rappresenta il 19% del PIL dell’UE, il passaggio agli appalti elettronici end- to- end, risulta di primaria importanza nel contesto attuale di consolidamento delle finanze pubbliche. Guardando anche a questa riforma appena introdotta, come vede il processo di ammodernamento generale della pubblica amministrazione italiana, messa a confronto con le altre realtà europee?

Questo processo è, senza dubbio, molto importante, ma va collegato a un ridimensionamento dell’apparato pubblico. Uno Stato più snello, con una classe politica ridotta a un terzo dell’attuale, potrebbe ridare vigore all’Italia e sviluppare nuove idealità verso uno sviluppo democratico e sociale.

Anna Maria Travagliati

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